Gli impianti sono finte radici in titanio inserite nelle ossa mascellari dove mancano i denti naturali e sulle quali sono posizionate corone, ponti o protesi totali. Non è solo una questione estetica ma anche funzionale. Lasciare lo spazio vuoto porterebbe i denti attigui e antagonisti a inclinarsi o allungarsi con conseguente alterazione dell’occlusione.
In condizioni ideali con ossa e gengive sane e sufficienti si può inserire un impianto di titanio nell’osso con un piccolo intervento chirurgico e attendere la guarigione di circa tre mesi. A guarigione avvenuta, sarà fissata la corona definitiva ripristinando estetica e masticazione. In alcuni casi selezionati si può anche procedere al carico immediato dell’impianto.
Gli impianti possono avere una lunga durata (svariati decenni) e offrire una resa estetica naturale, sono in grado di ripristinare la funzione masticatoria del dente mancante, essere un valido ancoraggio di un ponte per la sostituzione di uno o più denti e fornire il supporto per una protesi mobile totale e, se ne esistono le condizioni, renderla fissa.
Come per tutte le protesi e del resto per i denti naturali l’igiene è fondamentale, per evitare gengiviti fino al coinvolgimento dell’osso.
La scelta dell’impianto è fondamentale. L’osso deve essere maturo, quindi è una soluzione non adottabile nei giovani ancora in fase di sviluppo. Per quanto riguarda gli adulti con le moderne tecniche chirurgiche è possibile restituire una dentatura fissa ed esteticamente eccellente a quasi tutti i pazienti anche quelli con gravi atrofie ossee. Prima di procedere con l’intervento di inserimento dell’impianto il dentista effettua una attenta valutazione dello stato di salute del paziente il che può rendere necessaria la prescrizione di accertamenti diagnostici e consulenze specialistiche. La moderna implantologia consente infatti di intervenire anche su pazienti affetti da gravi patologie sistemiche, come i diabetici o i cardiopatici, quando si sia verificato che tali condizioni siano perfettamente sotto controllo. Oltre alla valutazione dello stato di salute generale, è poi necessario eseguire esami radiologici specifici (se contestuali, integrati e indilazionabili) quali la classica panoramica e la tomografia computerizzata, che consente di valutare il volume dell’osso in maniera tridimensionale.
La bocca deve essere sotto controllo, e priva di placca batterica che può infettare il tessuto intorno all’impianto.
Per procedere all’inserimento di un impianto è necessaria una sufficiente quantità di osso per sostenerlo e una gengiva appropriata per proteggerlo dall’attacco dei batteri, che sono la causa principale dei fallimenti.
Se l’osso e la gengiva non sono adeguati, evenienza frequente, prima di inserire gli impianti si procede con un intervento per aumentare il volume. In casi selezionati e con tecniche avanzate, è possibile aumentare osso e gengiva e inserire un impianto in un solo intervento.
Dopo l’inserimento dell’impianto per assicurare la durata nel tempo oltre al controllo della placca batterica, è fondamentale controllare che l’occlusione sia perfetta. Un dente naturale è ammortizzato e protetto tramite il legamento parodontale mentre l’impianto che ne è privo, è fisso nell’osso e trasmette ai denti antagonisti qualsiasi tipo di sollecitazione.
La letteratura internazionale è concorde nel riconoscere, per il singolo impianto, una percentuale di sopravvivenza a 5 anni che si aggira intorno al 97 %. Questo significa che nel 97% dei casi l’impianto funziona a lungo termine ed è una procedura ormai consolidata e sicura.